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Pro veritate adversa diligere

 

Nato il 27 maggio 1982 in Puglia, mi sono trasferito ancora neonato a Binago, paese della provincia di Como dove tutt'ora risiedo. Compiuti gli studi della scuola dell'obbligo, il 16 settembre 1996 ho iniziato un percorso di discernimento vocazionale presso il Seminario Arcivescovile di Milano; concluso questo cammino tre anni dopo, ho proseguito gli studi classici presso il Liceo Ginnasio "Cairoli" di Varese dove nel 2001 ho conseguito la maturità classica.

Mi sono iscritto quindi al corso dl Laurea in Scienze dell'Educazione all'Università di Milano Bicocca: accando agli studi ho iniziato un'esperienza lavorativa come Educatore in alcuni progetti promossi presso le scuole primarie di Binago e Solbiate. Nel luglio 2006 ho discusso la Tesi di Laurea dal titolo "Educando Pinocchio" (relatrice dott.ssa Jole Orsenigo); nel settembre dello stesso anno mi sono iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Consulenza Pedagogica e Ricerca educativa presso lo stesso ateneo. Ho conseguito la laurea specialistica nel marzo 2011 discutendo una tesi dal titolo "Giovani e Res Publica, periodi storici a confronto" (Relatore Prof. Roberto Moscati); nello stesso anno ho iniziato a seguire come uditore i corsi dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano per conseguire la laurea in Scienze Religiose. Dal giugno 2009 al 1 settembre 2011 sono stato consigliere comunale di minoranza in una lista civica del comune di Binago. Dopo una breve esperienza come Direttore di Oratorio a San Donato Milanese, dal 1° settembre 2011 insegno Religione Cattolica in due scuole medie della provincia di Como.

Luigi Marcucci

CULTURA
14 agosto 2012
Ho visto l'Otto per Mille!
E' passato quasi un mese dalla partenza per la breve esperienza di volontariato in Albania. Dieci giorni intensi e ricchissimi di esperienze spirituali ma anche profondamente umane. Italia e Albania, due paesi divisi da uno stretto braccio di mare ma unite da una millenaria storia di amicizia e scambi (senza dimenticare le pagine della storia che ci hanno visto invasori di un popolo fratello). 
Da un lato il mito dell'Italia, e dall'altro il disamore sempre crescente che gli italiani hanno verso il Belpaese... basi pensare a come l'espressione "siamo in Italia!" non sia certo legata a momenti di fierezza patria...
Venticinque italiani partiti da Bari per andare a condividere l'esperienza dell'essere fratelli di Gesù Cristo, figli di Dio e parte della stessa Chiesa. Una Chiesa che oltremare assume dei contorni più ampi di quelli a cui siamo abituati, o meglio, di quello che noi pensiamo essere il perimetro di azione della Chiesa. Già, perchè noi siamo troppo spesso abituati a identificare la cattolicità con i confini del nostro Paese, a ritenere che il Papa parli per noi dimenticandoci quella portata universale del termine cattolico ha in sè.
Nessuno vuole negare la crisi di fede che attanaglia l'occidente e che ha spinto il Papa a proclamare un anno della Fede in occasione dell'Anniversario di Chiusura del Concilio Vaticano II, però facendo nostre la parole degli Atti degli Apostoli, "non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato" in questa esperienza. Piccoli villaggi nel nord dell'Albania, a poche decine di chilometri dal confine del Montenegro, in un territorio non ancora pienamente montuoso. Nel buio delle notti senza illuminazione pubblica, nelle serate in cui anche le luci nelle case si spengono perchè viene interrotta l'erogazione della corrente, solo un edificio è illuminato da un potente e costoso generatore. Si assiste all'avvicinarsi di decine di giovani (di ogni confessione religiosa) che in compagnia si dirigono verso questo unico edificio sui cui cancelli è raffigurata un croce. E' il centro pastorale parrocchiale, costruito dalla CEI con i contributi dell'Otto per mille e di una diocesi italiana (Oria). Per tutti i ragazzi è messo a disposizione un campetto di calcetto, uno di pallavolo e una fornita biblioteca con connessione internet. E sul cancello nessuno chiede certificato di battesimo o attestato di frequenza al catechismo. La porta è aperta, entrano tutti. E' l'unico centro di ritrovo per i giovani del villaggi, l'alternativa è una strada polverosa e buia. 
L'Otto per Mille è anche questo. E la firma che apponiamo ogni anno sullla dichiarazione dei redditi si trasforma nei sorrisi di quella gente. E' poco? Forse, ma almeno è possibile intuire la bellezza di donare, igonrando i molti urlatori che come tanti don Chisciotte brandiscono la spada contro i mulini a vento della Chiesa e al posto di inquadrare i problemi uno alla volta preferiscono dismettere i panni di tiratori scelti e trasformarsi così in sparatori liberi.  



permalink | inviato da kairos il 14/8/2012 alle 11:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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